
Con l’arrivo della bella stagione e il risveglio della natura, si riapre per i fotografi naturalisti il periodo di massima attività sul campo, ma purtroppo coincide anche con il picco di pericolosità delle zecche. Con l’innalzamento delle temperature e l’aumento dell’umidità, questi parassiti abbandonano la latitanza invernale per appostarsi nell’erba alta, pronti a intercettare il passaggio di animali e umani.
Rispetto ad un escursionista che muove i suoi passi, seppur lenti lungo il sentiero per un fotografo naturalista, l’attesa è tutto.
Ore trascorse immobili tra l’erba alta, appostamenti nei sottoboschi umidi e sessioni di macro–fotografia a livello del suolo sono il pane quotidiano per chi cerca lo scatto perfetto. Tuttavia, questa dedizione espone a un rischio biologico in costante crescita nelle regioni del Nord Italia, e in particolare in Piemonte (regione nella quale si presentano alcune “aree calde” dove la densità di zecche e la percentuale di esemplari infetti richiedono un’attenzione particolare): la proliferazione delle zecche.
Questi piccoli aracnidi ematofagi non sono solo un fastidio cutaneo, ma vettori di patologie severe come la Malattia di Lyme e l’Encefalite da Zecca (TBE). Per chi opera sul campo con attrezzatura fotografica, la prevenzione non è un optional, ma una parte integrante del workflow professionale.
Perché il Fotografo è un Soggetto a Rischio?
Il fotografo naturalista non è un semplice “passante”. Il suo comportamento sul campo coincide spesso con le abitudini di caccia di questi parassiti ematofagi, che rilevano le prede tramite l’emissione di anidride carbonica, il calore corporeo e le vibrazioni.

- L’immobilità prolungata: durante un appostamento, il fotografo rimane fermo per ore. Questo dà alle zecche, appostate sulle punte dell’erba o nel sottobosco, tutto il tempo necessario per individuare l’ospite e risalire lungo i vestiti o l’attrezzatura.
- Contatto diretto con il suolo: per ottenere prospettive radenti o scatti macro, ci si sdraia spesso nell’erba alta o sulle foglie secche. Questo porta il corpo a diretto contatto con l’habitat primario delle ninfe, le più pericolose per dimensioni e capacità infettiva.
- La distrazione creativa: la concentrazione estrema richiesta dalla composizione o dalla messa a fuoco riduce la percezione tattile. Un fotografo difficilmente avverte il leggero movimento di una ninfa sulla pelle mentre è impegnato a seguire un soggetto nel mirino.
Conoscere il parassita: larve, ninfe e adulte
Le zecche non sono tutte uguali e non nascono infette; lo diventano nutrendosi di piccoli mammiferi o uccelli nel corso di un ciclo vitale che dura circa 2-3 anni.
- Larva (0,5 mm): Quasi invisibile.
- Ninfa (1 mm): Grande come un granello di pepe. È la più pericolosa: minuscola e difficile da individuare, è responsabile della maggior parte delle trasmissioni di patogeni all’uomo.
- Adulta (3-5 mm): Visibile come un piccolo seme scuro.
In Italia, questi parassiti possono trasmettere patologie gravi come la Malattia di Lyme (batterica) e la TBE (Encefalite da zecca, virale), per la quale esiste un vaccino raccomandato a chi frequenta abitualmente ambienti boschivi.


Protocollo di Prevenzione per l’Escursionista Fotografo
1. Barriere fisiche e abbigliamento
L’estetica deve cedere il passo alla sicurezza.
- Colori chiari: indossare capi beige o grigi facilita l’individuazione immediata della zecca prima che raggiunga la pelle.
- Effetto “Sigillo”: infilare i pantaloni nelle calze e la maglia nei pantaloni. Le zecche risalgono sempre dal basso verso l’alto; questa tecnica le costringe a camminare sopra i vestiti invece che sotto.
- Permetrina: trattare preventivamente pantaloni, calze e scarponi con spray alla permetrina. È un acaricida che uccide il parassita al contatto, fondamentale per chi trascorre molto tempo sdraiato a terra.
2. Gestione dell’attrezzatura
Zaini e cavalletti sono “ponti” perfetti.
- Evitare di abbandonare lo zaino nell’erba alta. Se possibile, appenderlo a rami o poggiarlo su rocce pulite.
- Al rientro, l’attrezzatura va controllata minuziosamente: le imbottiture degli spallacci e le tasche esterne possono ospitare esemplari pronti a trasferirsi sul fotografo durante il trasporto in auto.


Cosa fare in caso di morso?
Se nonostante le precauzioni una zecca riesce ad ancorarsi, la rapidità di rimozione è cruciale: il rischio di infezione è basso nelle prime ore e aumenta drasticamente dopo le 24 ore.
[nb: in caso di morso di zecca o comparsa di sintomi, si raccomanda di rivolgersi tempestivamente al proprio medico curante o alle strutture sanitarie competenti.]
- Rimozione Meccanica: usare pinzette a punta fine. Afferrare la zecca il più vicino possibile alla superficie della pelle e tirare verso l’alto con una pressione costante.
- Nessuna Rotazione: non ruotare la zecca durante l’estrazione. L’apparato boccale (il rostro) è dotato di dentini retroversi; la rotazione rischia di spezzarlo, lasciandolo all’interno della cute. Se accade, va rimosso come una scheggia con un ago sterile.
- Evitare Sostanze Irritanti: non applicare mai alcool, olio, smalto o fonti di calore per “soffocare” la zecca. Questi metodi inducono il parassita a rigurgitare nel sangue dell’ospite, trasmettendo istantaneamente eventuali virus o batteri.
Monitoraggio Post-Uscita
Il lavoro termina solo dopo un’accurata auto-ispezione. Una doccia calda al rientro aiuta a lavare via esemplari non ancora fissati, ma non sostituisce il controllo visivo di zone critiche come ascelle, inguine e cuoio capelluto.
Se nei 30 giorni successivi compare un arrossamento circolare (l’eritema migrante) o sintomi simil-influenzali, è necessario consultare un medico segnalando il morso della zecca.
La prevenzione non deve limitare la nostra passione, ma trasformarla in un’attività professionale e sicura.


