Fotografia Naturalistica

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Roberto Brogliatti
co-founder Escursioni Fotografiche

La fotografia naturalistica non è solo una disciplina tecnica; è un ponte tra l’essere umano e il cuore pulsante del mondo selvaggio. È un rito fatto di attese nel silenzio, di respiri trattenuti e di una connessione profonda con i ritmi della terra. Per chi decide di intraprendere questo cammino, la fotocamera cessa di essere un semplice strumento elettronico per diventare un prolungamento dei sensi, un mezzo per testimoniare la bellezza e la fragilità di ecosistemi che troppo spesso diamo per scontati.

In questo approfondimento, esploreremo le radici, le filosofie e le pratiche fondamentali per avvicinarsi a questo mondo con consapevolezza. Seguiremo l’approccio, l’idea di “escursioni fotografiche”, che pone l’accento non tanto sul risultato finale stampato o condiviso, quanto sul valore intrinseco dell’esperienza vissuta in natura.

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1. Le Radici: un istinto Ancestrale

L’esigenza dell’uomo di rappresentare graficamente ciò che lo circonda risale alle origini della nostra specie. Le pitture rupestri che raffigurano cervi, mammut e bisonti possono essere considerate una sorta di “fotografia naturalistica ancestrale“. Oggi, sebbene i mezzi siano cambiati radicalmente, l’istinto rimane lo stesso: catturare l’essenza della vita.

Mentre la fotografia di paesaggio è nata insieme alla tecnica fotografica stessa (grazie alla staticità dei soggetti), la fotografia di animali selvatici ha dovuto attendere lo sviluppo di strumenti più agili e veloci. È solo all’inizio del XX secolo che abbiamo assistito alle prime vere immagini di fauna scattate in libertà, spesso utilizzando sistemi di scatto remoto che hanno anticipato di decenni le moderne foto-trappole. Da allora, l’evoluzione tecnologica ha reso accessibile a molti ciò che un tempo era riservato a pochi pionieri, ma la tecnologia è nulla senza la sensibilità del fotografo.

Volpi che giocano nella neve

2. Definire il Campo d’Azione

La fotografia naturalistica è un termine ombrello che racchiude diverse specializzazioni, ognuna con le sue sfide uniche:

  • Wildlife Photography (Animali selvatici): il cuore della caccia fotografica. Si concentra su mammiferi e uccelli, richiedendo teleobiettivi potenti e una profonda conoscenza etologica.
  • Landscape Photography (Paesaggio): l’arte di ritrarre l’ambiente, dagli scorci montani agli ecosistemi costieri. Qui dominano i grandangoli, ma anche la pazienza nell’attendere la luce perfetta.
  • Macro Photography: l’esplorazione dell’infinitamente piccolo. Insetti, fiori e funghi diventano protagonisti di mondi alieni e meravigliosi.
  • Underwater Photography (Subacquea): una sfida complessa che richiede attrezzature scafandrate e una gestione magistrale della luce in un ambiente non umano.

Pensiero personale, queste distinzioni sono fluide. Spesso, la foto più riuscita è quella “ambientata”, dove il soggetto (l’animale o la pianta) è parte integrante del paesaggio, raccontando una storia che va oltre il semplice ritratto.

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3. Il Pilastro dell’Etica: la vita prima dello scatto

Non si può parlare di fotografia di natura senza affrontare il tema dell’etica. Questo è il punto in cui la passione si trasforma in responsabilità. L’idea di “escursioni fotografiche”, la nostra idea parte dal presupposto che questo un limite invalicabile: nessuna fotografia vale la vita o il benessere di un essere vivente.

Un buon fotografo naturalista è un fantasma. Deve essere in grado di entrare in un ambiente, osservare e andarsene senza lasciare segni della sua presenza.
Se un animale altera il suo comportamento a causa nostra — se smette di alimentarsi, se fugge o, peggio, se abbandona un nido — allora abbiamo fallito.
Il successo non si misura in pixel nitidi, ma nell’essere stati testimoni invisibili di un momento autentico.
Dai uno sguardo anche a questo articolo “Ci vuole etica per fotografare Fauna ed Avifauna”

Regole d’oro dell’etica naturalistica:

  1. Evitare il disturbo ai nidi e ai siti di riproduzione: la presenza umana può attirare predatori o causare lo stress fatale per i piccoli.
  2. Mantenere le distanze: utilizzare teleobiettivi non serve solo a “ingrandire” il soggetto, ma a rispettare il suo spazio vitale (la cosiddetta “distanza di fuga”).
  3. No alle forzature: non si devono usare esche alimentari o richiami sonori in modo sconsiderato, poiché possono alterare le abitudini naturali degli animali.
  4. Trasparenza: se una foto è stata scattata in un ambiente controllato (come un parco faunistico), è onesto dichiararlo. La vera fotografia naturalistica, tuttavia, rimane quella dell’incontro imprevisto nel selvaggio.
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4. Prepararsi = Studio ed Etologia

Per fotografare un animale, bisogna pensare come lui. Non si tratta di fortuna, ma di statistica e conoscenza. Per noi lo studio è importante quanto la tecnica fotografica.
“Conoscere il proprio soggetto come se stessi” è la chiave!

Cosa studiare?

  • Abitudini alimentari: dove e quando l’animale mangia?
  • Cicli stagionali: quali sono i periodi di migrazione o di accoppiamento?
  • Tracce e segni: imparare a riconoscere impronte, fatte (escrementi) e resti di pasti permette di individuare le zone di passaggio frequente.
  • Orari di attività: molti animali sono crepuscolari o notturni. Conoscere le ore di “luce magica” che coincidono con la loro attività è fondamentale.

Le informazioni possono essere reperite in monografie, riviste scientifiche, documentari e attraverso il confronto con esperti locali, guardie forestali o altri appassionati.
Tuttavia, ricorda che i luoghi “speciali” sono spesso custoditi con gelosia: non per egoismo, ma per proteggere la fauna da un afflusso eccessivo di persone.

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5. Tecnica e Attrezzatura

Sebbene la sensibilità sia prioritaria, la fotografia naturalistica richiede strumenti adeguati per superare i limiti fisici dell’occhio umano.

L’attrezzatura consigliata:

  • Corpi macchina: reflex o mirrorless con un buon sistema di autofocus e una velocità di scatto (raffica) sufficiente a catturare momenti fugaci.
  • Teleobiettivi: fondamentali per la fauna. Focali dai 300mm in su sono lo standard per non avvicinarsi troppo.
  • Macro: obiettivi dedicati per il mondo dei piccoli dettagli.
  • Sistemi di mimetismo: teli, reti, capanni mobili o abbigliamento mimetico sono essenziali per rompere la sagoma umana e diventare parte del paesaggio.

L’attrezzatura però non deve diventare un peso. Nelle lunghe camminate in montagna o nei boschi, l’agilità è spesso più preziosa di un obiettivo ultra-luminoso ma pesantissimo.
Bisogna trovare il giusto equilibrio tra prestazione tecnica e capacità di movimento.

6. L’attesa e la gestione del “Vuoto”

Una delle lezioni più dure per chi inizia è imparare a gestire il fallimento.
Nella natura, non c’è garanzia di risultato. Si possono passare ore nel freddo, immobili in un capanno, senza vedere l’ombra di un pelo o di una piuma.

L’obiettivo primario non deve essere la foto, ma il contatto con la natura. Se torni a casa senza scatti ma hai assistito al risveglio del bosco, hai sentito il profumo della pioggia sulla terra o hai osservato un tramonto in solitudine, la tua uscita è stata comunque un successo. La mente entra in uno stato di quiete, i pensieri quotidiani svaniscono e si diventa parte del flusso naturale.
È in questo stato di grazia che spesso avviene l’incontro inaspettato: proprio quando smettiamo di “pretendere” lo scatto, la natura decide di concedersi.

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7. Valorizzare il territorio

Fare fotografia naturalistica oggi significa anche fare cultura del territorio.
Ogni immagine può diventare un potente strumento di conservazione. Mostrare la bellezza di una specie rara o l’armonia di un ecosistema locale spinge le persone a rispettarlo e proteggerlo.

In Italia, la tradizione è ricca e variegata.
Dalle vette delle Alpi alle zone umide del Delta del Po, ogni ambiente offre sfide diverse.
Spesso cerchiamo soggetti esotici in terre lontane, dimenticando che dietro casa nostra esiste un microcosmo di biodiversità straordinaria che attende solo di essere raccontato con occhio attento.

8. Consigli pratici per il campo

Per chi desidera passare dalla teoria alla pratica, ecco alcuni suggerimenti operativi basati sull’esperienza diretta:

  1. Sii un buon osservatore prima che un fotografo: passa del tempo in natura senza la fotocamera. Usa un binocolo. Impara a vedere i movimenti nell’erba alta o a distinguere i canti degli uccelli.
  2. Adattati ai tempi lunghi: la natura ha i suoi ritmi. Non avere fretta. Se decidi di fare un appostamento, concediti il tempo necessario affinché l’ambiente “dimentichi” la tua intrusione.
  3. Cura la composizione: non limitarti a centrare il soggetto. Usa gli elementi naturali (rami, sfocature, riflessi) per creare profondità e dinamismo.
  4. Gestisci la luce: la luce di mezzogiorno è spesso dura e piatta. Privilegia l’alba e il tramonto, o le giornate nuvolose per la macrofotografia, che regalano ombre morbide e colori saturi.
  5. Rispetto legale: informati sempre sulle normative locali. Ci sono aree protette dove l’accesso è limitato o dove l’uso di capanni fissi richiede permessi specifici.
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Un Viaggio “senza fine”

La fotografia naturalistica è un viaggio che non finisce mai. Ogni uscita è una lezione di umiltà. Ci insegna che non abbiamo il controllo sulla natura, ma che possiamo imparare a conviverci con rispetto e ammirazione.

La vera fotografia nasce dal cuore e dalla conoscenza. Non è una “caccia” nel senso predatorio del termine, ma una ricerca di bellezza e verità. Che tu sia un professionista con l’attrezzatura più avanzata o un appassionato che usa uno smartphone, ciò che conta è lo spirito con cui ti avvicini al selvatico.

Porta con te la pazienza, indossa l’umiltà e lascia che sia la natura a dirti quando è il momento di premere l’otturatore. Il risultato sarà molto più di una semplice immagine: sarà un frammento di vita catturato per sempre, un legame indissolubile tra te e il grande mistero della vita sulla Terra.

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Roberto Brogliatti
co-founder Escursioni Fotografiche